Non succede, ma se succede…

Ha suscitato una certa sorpresa la convergenza sui temi della riforma del mercato del lavoro tra Matteo Renzi, che continua a essere considerato poco più che un democristiano dalla sinistra storica, e Maurizio Landini, segretario della Fiom-Cgil, il sindacato attorno al quale si è più volte raccolta l’area dell’antagonismo sociale.
17 AGO 20
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Ha suscitato una certa sorpresa la convergenza sui temi della riforma del mercato del lavoro tra Matteo Renzi, che continua a essere considerato poco più che un democristiano dalla sinistra storica, e Maurizio Landini, segretario della Fiom-Cgil, il sindacato attorno al quale si è più volte raccolta l’area dell’antagonismo sociale. Non è ancora chiaro se l’intesa tra i due (che non è un’invenzione giornalistica, visto che Landini l’ha confermata dopo incontri con il segretario democratico) si fermi al titolo, quello del contratto di lavoro unico, o possa arrivare a scardinare i veri nodi del problema, visto che anche qui il diavolo sta nei dettagli. Comunque Landini si rende conto che molti contratti speciali non danno alcuna tutela sulla sicurezza del posto di lavoro ed è disposto ad allungare il periodo di prova per gli assunti a contratto a tempo indeterminato, il che implica, per la prima volta, la disponibilità a rinviare per i nuovi assunti la copertura dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (peraltro già intaccata seppure in modo parzialissimo dalla riforma di Elsa Fornero). In ogni caso è un fatto rimarchevole che questa apertura venga prima dalla Fiom che dalla Cgil, che resta invece legata all’idea di una concertazione stringente con la Confindustria, che non piace, anche se per ragioni diverse, né a Renzi né a Landini.
Avere un avversario comune è spesso il collante più solido di un’alleanza, per quanto apparentemente innaturale. Non si fa fatica a trovare le crepe e le contraddizioni, a cominciare dal costo di un’operazione in cui sia assolutamente prevalente l’estensione delle tutele sull’introduzione di elementi di flessibilità. Però non si può sottacere che la Fiom, che aveva bocciato in modo sprezzante il piano di Pietro Ichino, ora sembra apprezzarne una edizione appena rivista. Il sospetto che si tratti soprattutto di un esercizio di furbizia tattica simmetrica, con Renzi che non solleva la questione dei costi perché a quelli ci deve pensare Enrico Letta, che così sarà ancora più in difficoltà, e con Landini che non alza barricate per mettere in scacco la segreteria della Cgil impegnata a isolarlo come estremista di sinistra, è un sospetto più che fondato. Tuttavia qualche volta capita che intese puramente fraseologiche, con l’andar del tempo e se colgono nel segno di problemi reali, finiscano col trasformarsi in progetti più solidi di quanto pensassero all’inizio i promotori. Chissà che non vada a finire così.